Narcisismo e psicopatia

Istituto Ianua

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psicopatia

a cura di Simona Succhi, dottoressa in Psicologia

Il disturbo di personalità da considerarsi più attuale ed in aumento anche presso la popolazione non clinica è il disturbo narcisistico di personalità. Secondo alcune teorie esisterebbe un certo grado di corrispondenza tra il narcisismo dell’individuo e quello della società e della cultura moderna occidentale. Esistono a livello sociale alcuni valori che alimenterebbero le tendenze narcisistiche dell’individuo: una società imperniata sul potere e sul profitto, nella quale il rispetto, l’integrità e la dignità umana passano tendenzialmente del tutto in secondo piano e l’immagine giusta e il prestigio dell’apparenza brillante e accattivante assurgono a valori dominanti. L’attività frenetica, il raggiungimento del successo ad ogni costo facilitano l’alienazione e la negazione di stili di vita più semplici e veri. Il narcisista sente di essere un essere speciale ed in ciò è assecondato da un vivere dove non c’è più tanto posto per l’umiltà e l’umanità. La forma più grave nella quale può manifestarsi il disturbo narcisistico di personalità è la psicopatia. Ma l’introduzione e il riconoscimento formale di questa come disturbo della personalità è un fatto recente e per lungo tempo nella prassi gli psicopatici si individuavano facendo riferimento al disturbo antisociale di personalità.

Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (DSM IV) non era infatti presente la diagnosi di psicopatia che è stata introdotta solo nel maggio del 2013 con il DSM V, come elemento specificatore del disturbo antisociale.

In realtà il disturbo antisociale si riferisce ad un certo numero di comportamenti criminali e antisociali mentre la psicopatia è definita da una serie di tratti di personalità che sono in larga parte coincidenti con il disturbo narcisistico. La distinzione è molto importante perché solo tenendo presente tale differenza è possibile comprendere come vi possono essere criminali che non sono psicopatici e individui che pur senza mai commettere reati invece lo sono. Il comportamento deviante infatti rappresenta un’eventualità e può non verificarsi per l’intera durata della vita degli psicopatici narcisisti. 

Un numero molto alto di essi infatti conduce la propria esistenza senza mai infrangere la legge, anzi conseguendo viceversa un certo successo in molti campi quali la politica, l’università, il mondo degli affari e della finanza, la chiesa e via dicendo. Non si tratta quindi di individui dal profilo criminale ma di psicopatici definiti da alcuni studiosi psicopatici di successo o utili alla società. Restano comunque individui egocentrici, insensibili e manipolatori esattamente come lo psicopatico criminale medio ma l’intelligenza, l’ambiente familiare, le competenze sociali e le circostanze permettono loro di costruire una facciata di normalità e di ottenere quello che vogliono con una relativa impunità. Si tratta degli  psicopatici non criminali  perché non violano la legge ma norme etiche convenzionali e si muovono ai confini della morale comunemente accettata e della legalità. Sono dediti solitamente ad abusi emotivi nei confronti di persone solidali, altruiste ed empatiche, ad inganni, doppi giochi e comportamenti generalmente sleali e particolarmente odiosi. 

E’ da sottolineare come non sia possibile comprendere la psicopatia e il narcisismo in base alle categorie tradizionali della malattia mentale. Gli psicopatici non sono disorientati o privi di contatto con la realtà, non hanno i deliri, le allucinazioni e in generale le forme di sofferenza che caratterizzano i disturbi mentali di natura psicotica.

Una interessante teoria sulla genesi del narcisismo e della psicopatia che si è presa in considerazione è quella di Alexander Lowen, secondo cui è l’istanza del potere di controllo presente nel rapporto genitori-figli, e non l’onnipotenza infantile non superata, a causare la distorsione nello sviluppo del bambino che dà luogo al disturbo narcisistico. Il trauma infantile così subito darebbe luogo alla sistematica negazione dei sentimenti e delle emozioni proprie ed altrui da parte del soggetto, come reazione ad esso. In conseguenza di tutto ciò si vive un rifiuto di sé stessi e in alcuni casi una vera e propria scissione tra il sé e l’immagine del sé, che risultano incongruenti. La gravità del disturbo narcisistico di personalità è direttamente proporzionale a tale grado di incongruenza. 

I pazienti narcisisti sono adulti che da bambini sono stati trascurati o male accuditi e che hanno spesso dovuto far fronte al disagio della solitudine con la produzione di fantasie grandiose e l’innalzamento di meccanismi di difesa che annullerebbero l’emotività e i sentimenti. Il narcisista fatica moltissimo ad annullare i sentimenti e a proiettare e mantenere all’esterno l’immagine idealizzata, per cui allorquando per qualsiasi ragione non riesce più a reggere tale situazione toccando con mano la vacuità e l’inconsistenza della propria falsa immagine cade normalmente in depressione. Esistono diversi gradi di disturbo e di perdita del sé come entità corporea e visibile e differenti tipi di turbe narcisistiche: la struttura caratteriale che più si avvicina alla salute psichica in quanto il divario tra l’immagine e il sé è minimo è il carattere fallico-narcisistico. Esistono poi il carattere narcisistico, quello borderline e il maligno, che presentano margini di maggiore gravità del disturbo. Il narcisismo maligno corrisponde all’insieme dei tratti di personalità narcisistici, machiavellici e psicopatici, secondo la teoria della triade oscura. Secondo questa teoria frutto di una ricerca condotta negli Stati Uniti nel campo della psicologia applicata agli inizi del secolo, esiste una vera e propria “triade oscura” della personalità, che caratterizzerebbe individui narcisisti votati alla manipolazione ed all’aggressività sociale predatoria. Gli studi in merito hanno evidenziato a livello empirico una sovrapposizione data dall’insieme di tre tratti comportamentali: il narcisismo, caratterizzato da grandiosità, orgoglio, egoismo e mancanza di empatia; la psicopatia, caratterizzata da continui comportamenti antisociali, egoismo, insensibilità e mancanza di rimorso ed infine il machiavellismo, caratterizzato dalla manipolazione e dallo sfruttamento degli altri nonché dalla concentrazione sull’interesse personale e sull’inganno. 

Il narcisista maligno vive per mantenere intatta la maschera che lo contraddistingue e ad ogni minimo sospetto di essere scoperto e smascherato è capace di tutto: può rovesciare e distorcere la realtà in maniera forte e credibile, suscitando nelle stesse vittime un senso di confusione ed incredulità e risultando fortemente convincente. A differenza di altre patologie psichiatriche gli psicopatici e i narcisisti sono capaci di apparire normali e persino coinvolgenti ma dietro questa maschera esibita si impegnano privatamente in comportamenti distruttivi e fortemente lesivi delle altre persone. Non è facile smascherarli in quanto l’apparente sicurezza di sé e l’alto grado di capacità di manipolazione e inganno li rendono pericolosi e infidi. Generalmente conducono le loro esistenze guidati da quello che gli psicologi evoluzionisti definiscono sistema agonistico o del rango sociale, che nell’economia della loro vita assurge a bene primario sia nella definizione del proprio ruolo che come misura dei rapporti sociali che intrattengono. Considerano le altre persone come oggetti strumentalizzabili per la loro gratificazione, i cui sentimenti non rivestono alcuna importanza e sono caratterizzati da povertà emotiva, freddezza ed estrema razionalità. Nonostante abbiano una scarsa attitudine a sperimentare le reazioni emotive di paura e ansia ed una insufficiente capacità di rappresentarsi mentalmente le conseguenze del proprio comportamento, possono riuscire a fingere il possesso di una coscienza morale e simulare così la capacità di integrarsi fino a un certo livello imitando coloro che provano emozioni. Abbiamo così svariati esempi di truffatori, imbroglioni e  traditori piuttosto che stupratori, assassini e serial killer. 

Il comportamento degli psicopatici e dei narcisisti è resistente al cambiamento: per il disturbo psicopatico di personalità la prognosi di un miglioramento significativo del comportamento – in caso di trattamento rappresentato da programma terapeutico sperimentale o da una terapia psicologica cognitiva – è molto improbabile.

Il paese nel quale maggiormente hanno attecchito gli studi e l’approfondimento in merito alle problematiche connesse con la psicopatia siano gli USA: proprio in quest’area sono state portate avanti fin dal secolo scorso le tematiche affrontate in questo lavoro e dal piano squisitamente medico psichiatrico si è poi passati all’esposizione dei risultati degli studi in altre sedi: fioriscono difatti opere cinematografiche sugli psicopatici e sono numerosissimi i professionisti e gli operatori specializzati che ancor prima che nel vecchio continente, si sono interessati al tema e contribuiscono a sensibilizzare la collettività sui problemi sociali che possono derivare dall’incontro con gli psicopatici.

Va considerato come la consapevolezza in merito alla natura e alle radici del problema sia la prima e possibile strategia per organizzare una difesa e un’attività di natura preventiva: conoscere le dinamiche psicologiche che sottostanno ai comportamenti devianti dello psicopatico è, in ultima analisi, uno dei pochi possibili rimedi che è possibile apprestare contro la sua opera devastante. È perciò auspicabile che presto le conoscenze sul tema possano diventare un sapere condiviso e comunemente conosciuto al fine di tutelare la società dalle aggressioni e dalle violenze degli psicopatici. Non va trascurato, come è ben possibile e frequentemente capita, che le loro vittime, a causa delle violenze fisiche ma più spesso psicologiche e pertanto invisibili o non facilmente riconoscibili, passino per instabili o divengano oggetto dell’abile campagna diffamatoria del narcisista psicopatico che potrà così poi passare alla vittima successiva.

La minaccia e il pericolo che provengono da questo disturbo della personalità sono incommensurabili e date le ancora incerte conoscenze in materia e soprattutto la difficoltà di cura della patologia, anche conclamata, si ritiene che le uniche efficaci strategie risiedano nella prevenzione sociale, da intendere come diffusa consapevolezza dell’entità e delle dimensioni del problema.

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